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La necessaria umiltà del sapere...e del saper fare.
MARTEDI 14 APRILE 2008
""
Lorenzo Bernardini
Devo ammettere di aver avuto la fortuna di vivere il momento della maggior crescita spirituale e professionale, in tempi e luoghi contemporaneamente giusti, guidato- all' insaputa di tutti- dai migliori "maestri" che uno studente di architettura nel contempo appassionato e dedito alla pittura, design, cucina ed enologia potesse sperare di avere.
La grandezza dei "maestri" però è tutta dei "maestri".

Quindi prescindendo, da loro ho appreso più il modo, la filosofia, il pensiero, che il "sapere" in sé il quale essendo patrimonio individuale maturato negli anni e migliorato da una sperimentazione continua e attenta motivato da desiderio di conoscenza pura, può unicamente fungere d' ispirazione e perciò arriverà a noi, come è arrivato a me, sottoforma di modello simbolico concettuale tangibile e non apparente.

Semmai noi(io) emuli o buoni interpreti, ne daremo (come ho cercato personalmente di dare...) continuità in vita (...la nostra...) avendone incorporato significato e stile.

Perchè credo - ad ogni buon conto- che molto del "razionale ed armonico", passi necessariamente attraverso "forma e stile". Tutto ciò per avvallare gli auspici attorno alla tesi che intercetterebbe la "verità della forma", quale "unica strada per eliminare l' inganno dell' apparenza".

Anche se quest' ultima necessità vitale, quella cioè di superare l' inganno dell' apparenza, pare in sofferenza, vista la quotidianità che in parte ci obbliga - quasi - a convivere con un' umanità sempre più incline a scambiare le proprie manie  per carattere e le proprie frustrazioni per idee.

Se invece per idee intendiamo ginnastica intelligente del pensiero riprendiamo, e non virtualmente il percorso iniziatico dell' allievo che, fortuna a parte,- cioè quella citata poc’anzi rappresentata dalla presenza o meno di un "maestro speciale"- vive la propria realtà di studente nel desideri di continuo apprendimento, visto che la "vita" è un fenomeno in continua evoluzione.
Prima il padre Carlo, successivamente il figlio Tobia, ad esempio, mi hanno reso edotto del fatto che la conoscenza dei materiali- in senso generale- può determinare la migliore capacità di intervenire sulle superfici e nei volumi, e che questa  peculiarità sommata sensibilità indispensabile per armonizzare disegno, dimensione e movimento, ti permetterà l' accesso sicuro all' ergonomia che consente, da sola, di ottenere i massimi risultati di piacevolezza ed equilibrio non solo tra colore, chiaro scuro e profondità, di più forse tra fruibilità flessibile, comodità & gioco!

Con queste basi e su tali logiche, si muove il grande pensiero di Gualtiero che mi ha regalato la possibilità di intravvedere il percorso da fare prima di arrivare dinnanzi ai fornelli, pensando che è esagerato -comunque- ritenere di essere "cuoco" solo per la contingenza che ti vede in quella posizione anziché dinanzi ad un tecnigrafo e per questo credere di essere architetto, ingegnere, designer.

Magari lo sei... Però ci deve essere, dentro di noi, la "conoscenza delle cose" nel loro specifico significato, l' amore e l' umiltà, sufficienti-indispensabili per trasmettere il senso semplicemente profondo delle "cose", elementi indispensabili (amore-umiltà) per trasformare "il sapere", da risorsa in propellente vitale; e per fare si che la "conoscenza" non venga ritenuta- anche se è in parte verità- un lusso, e/o permettere a tale "lusso" superi le accezioni usuali per trasformarsi in modello condivisibile: non è facile, ma possibile.

Lorenzo Bernardini
Architetto Cuoco
"Do Spade",
Venezia


 
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