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> Design, gusto e buongusto
L'alchimia del vino
 
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Carlo Nerozzi
 

Il vino io lo produco da 25 anni e, forse, mi è più facile da architetto per formazione attento all'estetica per cultura, sentire il rapporto che questo prodotto ha con la sua parte esteriore che ne anticipa la fruizione.
Ciò che appare spesso non è.
E il punto che lega il dibattito tra gusto, design e buongusto, è semplicemente in questo rapporto.
La complessità della relazione è data da elementi che non solo presentano se stessi, ma stimolano aspettative e sensazioni che poi andranno verificate con l'utilizzo dei nostri sensi e della nostra mente.
La natura viene sedotta dall'uomo che con essa tenta una relazione virtuosa e complessa dove la tentazione forte è quella di superare le difficoltà assumendo come strumento essenziale la tecnologia e non l'ascolto.
In un mondo che aumenta di giorno in giorno la propria velocità, le regole vengono sempre più gestite da un mercato che si autoalimenta e tanto costruisce quanto distrugge.
L'immagine è la pelle delle cose, lucida e brillante,da consumare per mantenere la velocità in costante aumento.
La nozione, surrogato di un sapere che si perde nella lentezza del sedimento che richiede, viene legata all'immagine e trasmessa con ritmi e quantità che impediscono il pensare.
Ecco perchè sarà proprio ciò che appare a combattere ciò che sembra.
Il design, nella sua accezione originaria, che vede Peter Behrens prima e la Bauhaus poi, come soggetti fondanti, dovrà trovare un ulteriore compito oltre a quello assunto, con pregevoli risultati, nel trasformare un sapere artigiano in una serie industriale.
Ecco perchè il vino, canto della terra verso il cielo (Luigi Veronelli) diviene l'elemento simbolico di una nuova età dell'oro, elemento alchemico per eccellenza, sintesi di un rinnovato rapporto con la natura.
Il gusto ci potrà condurre a scoprire in noi la strada da percorrere.
Una strada illuminata dal progetto e le sue forme, se queste sono coerenti con l'essenza del contenuto.
Forme che si liberano di tutto, ma non del concetto di limite, di senso e di funzione.
Forme che divengono linguaggio, comunicazione di origine, racconto di una storia che continua, di un'illusione e di un bisogno.
La bellezza sarà la prova del raggiunto equilibrio.

Carlo Nerozzi architetto vignaiolo

 
COMMENTI (3)
  

 
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Chiedo scusa di questa mia intrusione, ma stare con persone che mettono a tema il bello, il bello che colpisce, mi fa stare bene. Ho bisogno di colmare tanti anni in cui il bello ti passava accanto e nemmeno lo riconoscevi. Poi capita che la tua anima incontri qualcosa che la fa tendere al bello e allora lo ricerchi, stai con chi te lo può insegnare. Non c’è cosa più bella al mondo che stare insieme di fronte a qualcosa d’altro. Comunque io mi occupo di vino, come giornalista, esattamente da vent’anni.
E il momento cruciale, sembra una banalità, in cui ho capito che la materia di cui mi stavo occupando, il vino, aveva a che fare con qualcosa che andava oltre la materia stessa, è il giorno in cui mi ritrovai a piangere per una Barbera del 1982 prodotta da un contadino di San Martino Briccofiore. Ho pianto, proprio con le lacrime, perché quella perfezione che stavo assaporando, era fatta per quel momento lì. Non avrei potuto possederla, solo incontrarla, e mai più così. E difatti il vino, che aveva scarsa acidità in quell’annata benedetta, si corruppe presto. Ma aver toccato così a fondo una cosa buona m’è rimasto per tutta la vita. Anche con i figli è così: loro passano, ma insieme con te cosa stanno trattenendo ? Ecco, se si trattenesse una bellezza, una musica, un sapore, una poesia, una levigatura, tutto cambierebbe verso una costruzione.
So che mi darete una mano in questo. Ci vediamo a Verona

Paolo Massobrio

03.04.2006 10:28

 
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«Dalle mie parti, in campagna, quando si apprezza un vino si dice che quello “é un bel bicchiere di vino”.
Questa affermazione si riferisce al prodotto della natura e del lavoro dell’uomo ma il bello lo si ritrova nel disegno delle vigne, nei gesti dei contadini, nella potatura delle viti, nei grappoli portati al giusto grado di maturazione, ai colori dei tramonti riflessi sulle foglie dei filari in autunno, alle cantine di tufo e di mattoni, alla ordinata teoria dei tini e delle bottiglie, al design degli accessori e dei bicchieri: la ricerca del bello é un bisogno dell’uomo, é una preghiera. Osare il bello é creare cultura, é superare un limite. Tendere alla bellezza é elevare la mente e lo spirito verso la speranza di una perfetta armonia.»

Giuseppe Perrone

04.04.2006 17:40

 

Sono un architetto, sono un designer, da pochissimi anni sono un produttore di olio, poco olio, mi piacerebbe anche in futuro produrre vino, poco vino.
Quando progetto non inizio a pensare a cosa farò o a quale linea affidarmi per arrivare a modellare una forma, mi limito a chiudere gli occhi e a non vedere con gli occhi ma a vedere con l’immaginazione, tutto appare più limpido, tutto appare profumato, tutto appare sofisticato e così posso toccare con gli occhi un qualche cosa che non ha ancora una forma.
Questo accade anche con il vino, quando bevo il vino la prima cosa che faccio è chiudere gli occhi e immaginarmi il luogo dove è stato coltivato, quale luce ha colpito e fatto arrossire i grappoli, come l’acqua è scivolata sugli acini e ha trasformato in colore il non colore.
Poi sento il profumo del lavoro e della passione che l’uomo ha offerto per ore a una emozione che potrebbe anche tradirlo.
La sua passione però è più forte e il tempo lo aiuterà.
Poi immagino il canto degli uccellini che accompagnano per mesi la crescita del sapore e immagino quali piccoli fiori crescono vicino alle viti.
Poi apro gli occhi e mi accorgo che il tempo è finito e che ne devo versare ancora perché il ricordo è intenso e non posso permettermi di aspettare per immaginare altre straordinarie rivelazioni.
E’ per le emozioni e le rivelazioni che ci si ubriaca.

Angelo Micheli

07.04.2006

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