| MARTEDI 4 APRILE 2006 |
| > Design, gusto e buongusto |
| L'alchimia del vino |
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| Carlo Nerozzi |
Il vino io lo produco da 25 anni e, forse, mi è più facile da architetto per formazione attento all'estetica per cultura, sentire il rapporto che questo prodotto ha con la sua parte esteriore che ne anticipa la fruizione. Carlo Nerozzi architetto vignaiolo |
| COMMENTI (3) |
![]() Chiedo scusa di questa mia intrusione, ma stare con persone che mettono a tema il bello, il bello che colpisce, mi fa stare bene. Ho bisogno di colmare tanti anni in cui il bello ti passava accanto e nemmeno lo riconoscevi. Poi capita che la tua anima incontri qualcosa che la fa tendere al bello e allora lo ricerchi, stai con chi te lo può insegnare. Non c’è cosa più bella al mondo che stare insieme di fronte a qualcosa d’altro. Comunque io mi occupo di vino, come giornalista, esattamente da vent’anni. E il momento cruciale, sembra una banalità, in cui ho capito che la materia di cui mi stavo occupando, il vino, aveva a che fare con qualcosa che andava oltre la materia stessa, è il giorno in cui mi ritrovai a piangere per una Barbera del 1982 prodotta da un contadino di San Martino Briccofiore. Ho pianto, proprio con le lacrime, perché quella perfezione che stavo assaporando, era fatta per quel momento lì. Non avrei potuto possederla, solo incontrarla, e mai più così. E difatti il vino, che aveva scarsa acidità in quell’annata benedetta, si corruppe presto. Ma aver toccato così a fondo una cosa buona m’è rimasto per tutta la vita. Anche con i figli è così: loro passano, ma insieme con te cosa stanno trattenendo ? Ecco, se si trattenesse una bellezza, una musica, un sapore, una poesia, una levigatura, tutto cambierebbe verso una costruzione. So che mi darete una mano in questo. Ci vediamo a Verona |
| 03.04.2006 10:28 |
![]() «Dalle mie parti, in campagna, quando si apprezza un vino si dice che quello “é un bel bicchiere di vino”. Questa affermazione si riferisce al prodotto della natura e del lavoro dell’uomo ma il bello lo si ritrova nel disegno delle vigne, nei gesti dei contadini, nella potatura delle viti, nei grappoli portati al giusto grado di maturazione, ai colori dei tramonti riflessi sulle foglie dei filari in autunno, alle cantine di tufo e di mattoni, alla ordinata teoria dei tini e delle bottiglie, al design degli accessori e dei bicchieri: la ricerca del bello é un bisogno dell’uomo, é una preghiera. Osare il bello é creare cultura, é superare un limite. Tendere alla bellezza é elevare la mente e lo spirito verso la speranza di una perfetta armonia.» |
| 04.04.2006 17:40 |
Sono un architetto, sono un designer, da pochissimi anni sono un produttore di olio, poco olio, mi piacerebbe anche in futuro produrre vino, poco vino. Quando progetto non inizio a pensare a cosa farò o a quale linea affidarmi per arrivare a modellare una forma, mi limito a chiudere gli occhi e a non vedere con gli occhi ma a vedere con l’immaginazione, tutto appare più limpido, tutto appare profumato, tutto appare sofisticato e così posso toccare con gli occhi un qualche cosa che non ha ancora una forma. Questo accade anche con il vino, quando bevo il vino la prima cosa che faccio è chiudere gli occhi e immaginarmi il luogo dove è stato coltivato, quale luce ha colpito e fatto arrossire i grappoli, come l’acqua è scivolata sugli acini e ha trasformato in colore il non colore. Poi sento il profumo del lavoro e della passione che l’uomo ha offerto per ore a una emozione che potrebbe anche tradirlo. La sua passione però è più forte e il tempo lo aiuterà. Poi immagino il canto degli uccellini che accompagnano per mesi la crescita del sapore e immagino quali piccoli fiori crescono vicino alle viti. Poi apro gli occhi e mi accorgo che il tempo è finito e che ne devo versare ancora perché il ricordo è intenso e non posso permettermi di aspettare per immaginare altre straordinarie rivelazioni. E’ per le emozioni e le rivelazioni che ci si ubriaca. Angelo Micheli |
07.04.2006 |



