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> Design, gusto e buongusto
INN(u)OVARE
 
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Giovanni Leone
 
Il vino è un prodotto intimamente intrecciato con il piacere di vivere, essendo il suo consumo indipendente dalla necessità. Dissetarsi e alimentarsi è un dovere, farlo con piacere è un diritto. L’istinto del piacere è innato tanto quanto il bisogno di alimentarsi, lo sentono indifferentemente tutti gli esseri viventi. Si contrappone al senso del dolore quindi, in quanto opposto del male, possiamo dire che è “bene”. Ma cos’è che fa vibrare corde intime provocandoci piacere e mitigando la schiavitù dalla condizione di necessità?: il senso di comunione, d’empatia, di felicità, che la libertà di ricerca e di scelta producono. Anche questa è una necessità, ulteriore, interiore, naturale. La qualità della vita ha a che fare con il bello, il buono, ma specialmente con il piacere di gustarla, un’abilità tanto innata quanto indiscutibile dal punto di vista soggettivo e inafferrabile da quello oggettivo.
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Giulio Cesare (100-44 a.C.)
 

Lo sapeva bene anche Giulio Cesare, governatore nella Cisalpina dal 59 al 55 a.C., al quale in casa di un certo Valerio Leonte fu offerto un piatto di asparagi al burro. Si dice che ai Romani non piacque perché consideravano il burro un unguento, e lo dimostrarono così apertamente da irritare i padroni di casa (forse a causa del vino che accompagnava il pasto: in vino veritas!). A quel punto pare che Cesare intervenne, imponendo la sua autorità con la celebre frase: de gustibus non disputandum est ossia: il gusto non può essere oggetto di disputa. Volle far capire ai suoi ufficiali che non si obbietta quando si è ospiti in casa d’altri, ma specialmente volle evitare occasioni di scontro tra Romani e Milanesi.
In realtà quell'espressione afferma implicitamente il diritto di ciascuno a non sottostare ai gusti degli altri e quindi il dovere di non imporre i propri gusti ad altri. Il gusto (per es. quello alimentare) si modifica nel tempo e cambia in relazione a ragioni fisiologiche (più si va avanti, più si ha bisogno di zuccheri), geografiche (per es. le basse temperature richiedono maggior consumo di grassi, mentre nei paesi tropicali le spezie disinfettano l'intestino), culturali (oltre che istintivo il gusto ha anche una componente intellettuale: conoscenza e coscienza possono modificarlo), sociali (consuetudini o conformismo). Il gusto, componente importante tra quelle che concorrono a formare il concetto di qualità, si rinnova quindi senza tregua, nel tempo e nei luoghi, in maniera naturalmente vitale.

Natura è inoltre
Spesso s'identifica - discutibilmente - la natura con lo stato di necessità, in quanto ogni cosa (forma di vita) partecipa ai processi naturali con una funzione precisa. La Natura è una realtà per sua natura dinamica, in cui la sopra-vivenza ha carattere necessario e inevitabile. Per questa ragione è sottoposta a una tensione endemica verso l'evoluzione che la porta a privilegiare e coltivare varietà, diversità, differenze.
Strumentali le sono in questo senso: l'innesco di dinamiche di trasformazione, spostamento, modifica; l'affinamento della capacità di adattamento delle specie; l'abilità combinatoria nei processi di composizione e ri-composizione di elementi.
È peraltro brutale e paradossale. È brutale nel perseguire il suo scopo senza badare alle singole componenti: l'individualità ha senso solo come parte d'insieme ed è quindi in sé trascurabile. È paradossale che in essa l'istanza di conservazione sia innovativa, essendo funzionale al cambiamento il cui scopo è preservare la vita, indipendentemente dalle sue forme. Utile risulta quindi la voglia di provare altro, sollecitata da curiosità e piacere.
Natura è inarrestabile superamento di sé: Natura è inoltre .


Altroltre

Il processo evolutivo d'avanzamento è generalmente non lineare, spesso complesso, a volte contraddittorio. Nell' oltre c'è tanto altro e il loro luogo d'incontro è la creazione, risultato di ogni processo creativo e intesa non come ciò che è generato dal nulla (esclusiva divina) ma come ciò che è esito della trasformazione di stati di organizzazione di materia. La creatività è processo essenzialmente naturale, la cui origine sta in bisogni che s'intendono soddisfare che non sono esclusivamente funzionali, infatti tra questi c'è la necessità interiore che induce all'azione di ricerca l'autore.
La portata dei cambiamenti dipende poi dall'indice di gradimento e dall'assonanza che si prova per un prodotto, un utensile, una tecnica, un materiale. Le ragioni di tale sim-patia sono di diversa natura, conseguenti al rapporto con il con-testo (personale, sociale, culturale...), ai processi di sviluppo, alle logiche di mercato.


Valutando

Il mercato impone l'introduzione di cambiamenti (opportunamente dosati) e ne sottolinea il carattere migliorativo con la pubblicità che induce gli utenti (coloro che usano) a farsi consumatori (coloro che rendono consunto), cambiando e rimpiazzando strumenti, attrezzature, oggetti, senza che ciò presupponga la loro inutilità o inutilizzabilità. Nuovo è uno degli aggettivi più (ab)usati del nostro tempo, è diventato sinonimo sintetico di novità e progresso, una sorta di dote pre-giudiziale del termine cui si accompagna. La novità non è necessariamente innovativa così come l'innovazione non è detto sia un'assoluta novità, magari si tratta di una soluzione già sperimentata ma poi dimenticata nelle pieghe della storia, la cui riproposizione in un dato luogo e in una dato momento costituisce un fattore innovativo; da qui la difficoltà di ancorare a queste categorie la valutazione del grado qualitativo.
Per altro verso ragioni di carattere economico-produttivo fanno confondere l' efficacia (arte di ottenere il risultato qualitativo desiderato) con il successo (indice di gradimento da parte di una quantità di persone quindi legato a usi, costumi e a logiche di mercato). La prima è condizionata dal buon funzionamento del prodotto per i fini cui è destinato, dalla chiarezza delle istruzioni per l'uso e dalle abilità dell'utente. Il secondo può arrivare anni dopo o mai ciò nulla toglie al suo valore che è endemico, un prodotto appare insensato quando non usato ma può essere solo inutilizzato e non anche inutile.
Sarebbe altresì sbagliato limitare la valutazione dell' oltre agli aspetti funzionali o al successo, trascurando gli aspetti estetici, di piacere e gusto, che sono il sale della vita. Aspetti poetici e tecnici, estetici e funzionali, umanistici e scientifici devono essere partecipi, seppure in misura variabile, pena l'impoverimento del risultato.


Buonbello
Bello è buono? Buono è bello?
Non sempre, ma quando buono e bello coincidono si crea valore aggiunto. Considerare tale identità un requisito indispensabile e pre-giudiziale a me pare abbia un vizio ideologico. In materia d'oggetti d'uso buono è un attributo afferente alla sfera funzionale, tuttavia in campo gustativo l'espressione buono è ciò che piace, ed essendo ciò che piace bello i due termini vengono a coincidere.                       Nuovo e/o innovazione sono bello o buono? O entrambe le cose? Difficile a dirsi. Ci sono però altre categorie meno incerte per la loro valenza oggettiva come quella di giusto e sbagliato . Si riferiscono ad aspetti funzionali più che formali, ma anche la forma ha una sua funzionalità, infatti forme felici sono quelle che portano impresse in sé le istruzioni per l'uso, come i bicchieri per i diversi tipi di vino in cui la massima circonferenza indica la quantità ottimale da versare in rapporto all'equilibrio di aria e liquido utile per la corretta ossigenazione e la conseguente ottimale espressione di aromi e profumi.


Designare
A mio parere la valutazione della qualità del design (il cui etimo ci porta a disegno come sinonimo di progetto) è frutto di considerazioni complesse e può essere fuorviante non essendo direttamente proporzionale ad alcuna delle categorie finora esposte. Il progetto (o design) di qualità è: sintesi inedita di risultati funzionali ed estetici, saggio di perizia tecnica nella configurazione di materiali, interpretazione della funzionalità in senso estetico o configurazione estetica di funzionalità.
Il buon esito di un prodotto è prima di carattere personale (riuscita, per l'autore) e poi collettivo (successo, per il pubblico utente), ha quindi componenti causali (legate all'intenzione e conseguenti alle strategie di produzione e promozione) e altre casuali (per le numerose variabili). La qualità è invece:
• elemento a sé stante,
• impressa nell'oggetto ed espressa nel processo,
• legata al rigore della ricerca, alla coerenza dell'insieme, ad una propria verità, alla capacità di emozionare, alla pienezza della forma, al sapiente dosaggio di singolarità, pluralità e universalità.
...ma sopra tutto è indispensabile una condizione patologica: provare com-passione, sentire pathos.
Problematico è infine il ruolo dell'etica, tanto nel bello che nel buono , essa non costituisce la terza polarità tra estetica e funzionalità ma un fattore comune di crisi interno a entrambi.

Architetto Giovanni Leone

 
COMMENTI (1)
 

 

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Non voglio essere meschino. Ciononostante, a mio rischio e pericolo mi sento di esprimere una riflessione.
L'idea di progetto universale permette anzi stimola la nascita di un professione che è appunto quella di rivolgersi alla produzione offrendo soluzioni attraverso progetti, evolvendosi naturalmente nel tempo e nella coscienza, arriva oggi a permeare ogni attività umana.
L'obiettivo in sè molto semplice era ed è quello di migliorare qualsiasi prodotto al fine di poterlo offrire e distribuire a tutti.
Come ciascuno, credo, sa, il diavolo non è un designer e non progetta ne costruisce coperchi.
La società di questo nuovo millennio non conosce la necessaria matrice che ha fatto nascere questo mestiere.
La povertà e i bisogni di gente sradicata, sempre più diffusi, con i poveri che avevano bisogno di ogni cosa, molto spesso senza potersi permettere nulla, sono alla base di questa forza potente che ha generato il progetto.
Ci troviamo invece oggi in un mondo che non ricorda,che non vuole soffrire, perché non sa come si possa vivere senza pretendere di soddisfare i propri desideri. Questo è il mondo. Questo è il modo.
Molto tempo fa ho prodotto del vino, il biologico come "prodotto" corrente non era ancora arrivato, ma era il nostro obiettivo quotidiano.
Alla stessa maniera avevo detto di non essere capace di disegnare dei bicchieri, inimicandomi Riedel che pensava che io non volessi farlo. La verità era che non ne ero e non ne sono ancora capace. Credo che la ragione di questo vada cercata nella necessità di avere delle giustificazioni di tipo......."etico"......"morale"?.
Forse questo non è vero perchè per il mio amico Ciro ho provato.
Perche? Intanto di questi tempi ci sono troppi bicchieri e troppe fabbriche a farli.
Che ineffabile snob sono.
Perchè intorno a questo si opera più per vendere che per credere.
E per il vino?.......etico.......morale. W l'Italia.

Tobia Scarpa

05.04.2006 21:57

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